C’era una volta un telone blu…

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Notte con sonno travagliato…

L’andata a letto è alle ore 20, praticamente quando noi solitamente in Italia iniziamo a pensare cosa cucinare per cena. La sveglia è alle 4.00 della mattina “per loro” perchè per noi è ancora piena notte e in famiglia la nostra sveglia è alle 6.30, anche se effettivamente dalle 4.00 il nostro vicolo, abitato da circa 1000 persone tutte dentro una media di 30 “case”si sveglia e ci sveglia( perchè qua le finestre non anno ne vetri ne scuri, sono semplicente buchi a forma quadrata con inferiate di ferro arrugginito e chissà cos’altro), mettendo su musiche indiane, facendo canti di adorazione al proprio Dio e poi c’è chi litiga con la moglie e chi con il marito, chi suona incessantemente il clacson a cui spesso rispondono abbai di cani già pronti per il giro mattutino alla ricerca di qualcosa che li sfami.

Dopo tutto il rumore di questa banda come si fa a riprendere sonno a chiudere gli occhi e dire posso dormire ancora due ore? Bè con un pò di difficoltà iniziamo a farcela.

Alle 8.00 dopo una nutriente colazione a base di latte bollito e ribollitto con  cereali e banane annesse , siamo pronti per partire e raggiungere il luogo in cui  ci aspettano i nostri nuovi compagni di avventura…..Il tragitto dura circa un ora. Ad un certo punto Dev accosta senza intralciare il traffico indiano, ed insieme a Kamala ci incamminiamo e dopo aver attraversato i  binari ( attivi ) ci inoltriamo in una piccola stradina sterrata piena di buche piene d’acqua a causa della pioggia, in cui piccoli ranocchietti di 3, 4, 5 anni sguazzano e giocano tutti nudi e senza nulla ai piedi ovviamente….appena ci vedono ci vengono incontro curiosi di toccare tutto ciò che abbiamo addosso: pantaloni, magliette, zaini….  contemporaneamente arrivano anche bambini più grandi. Da una tenda fatta di sportine di plastica esce un bambino con un cesto enorme con dentro quaderni, libri e pennarelli,  il materiale  che ogni giorno utilizziamo per permettergli di fare un pò più i bambini senza dover andare in giro per le strade a chiedere la carità, e che ogni giorno Kamala lascia loro in custodia.

Lo stesso bambino tira  fuori sempre dalla tenda un telone di plastica, una volta probabilmente blu, ma che ora ha un colore più tendente al marroncino (e non vogliamo sapere perchè), che Kamala ci spiega sarà il nostro appoggio. Superando i primi schizzinosi tentennamenti, ci togliamo le scarpe e ci sediamo insieme ai bambini, che straniti dal colore dei capelli di  Veronica, ne approfittano subito per accarezzarglieli.

Inizia così una breve ma intensa lezione di inglese…su un telone “blu”, dietro ai binari di una ferroviain luogo a noi tanto estraneo e distante, ma a loro così familiare da renderli sicuri…perchè quella è la loro casa e non c’è niente che meglio conoscano.

Questo è quanto ci è rimasto più impresso di loro, nonostante la loro condizione sia precaria ed innaturale, hanno sempre un sorriso da donare e una irrefrenabile vivacità…bambini esternamente nudi, ma con dentro tanta gioia e vitalità.

Purtroppo capita anche di assistere ad una mamma che, di fronte al suo figlio che piangeva perchè era stato colpito da un amico, decide di arrabbiarsi con lui invece di consolarlo, rincarando la dose tirandogli una serie di ceffoni a mano aperta sulla schiena, come se non fosse permesso piangere…tanta angoscia e rabbia ci hanno assalito, ma la lingua ci ha reso inizialmente disarmati…ma per fortuna c’era Kamala!

Dopo aver lasciato un pò di spazio al disegno e al libero sfogo, è arrivata l’ora del pranzo a base di due frittelle e un pò di zuppa, il tutto servito in una ciotolina molto bio composta da foglie intrecciate. I bambini non spingono e non urlano, si mettono da soli in fila con le loro mamme, aspettando il proprio turno.

Dopo averli salutati, tante domande sono affiorate: perchè loro e non noi? perchè è permesso tutto questo? perchè ciò che ai nostri occhi è un problema, ai loro la normalità?

Così tanti perchè che la testa inizia a pesare e arrivati a casa il peso è talmente forte che siamo crollati…ma per fortuna che siamo in due…noi due.

Namaste

Vera e Marco

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  1. Sembrano le scene di un film che tutti noi sappiamo che esiste ma a cui non vorremmo mai prendere parte….è vero che i problemi delle persone vanno sempre rapportati a quello che è il loro contesto sociale e la loro situazione, ma è anche vero che probabilmente spesso ci facciamo delle paranoie e ci creiamo dei problemi che non esistono…quando al contrario delle persone che invece di problemi seri ne hanno in quantità, come questi bambini di cui parlate, tirano fuori una grinta e una vitalità incredibile anche di fronte a delle condizioni di vita decisamente misere…. :-/

  2. Queste righe mi ricordano le parole di Franci al ritorno dalla Romania: dopo quel viaggio il suo sguardo sul mondo andava al di la di ciò che vedevo io… Questa esperienza vi cambierà dentro. Vi auguro di trovare la forza, col tempo, di trasformare la rabbia e l’angoscia in amore per quei bambini. Un’abbraccio forte. Luca

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