Archivio mensile:ottobre 2011

Cara India…

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Cara India,

dopo aver passato 40 giorni in tua compagnia come tuoi ospiti, non neghiamo che salutarti ora non è facile.

C’è un frase del film “Benvenuti al Sud” che si può adattare bene anche per te, “chi viene in India piange due volte, quando arriva e quando se ne va via…”

Grazie per la disinteressata e affettuosa accoglienza che ci hai fatto trovare in ogni tuo angolo più nascosto, per l’estrema e a volte sfacciata limpidezza con cui ci hai mostrato anche i tuoi lati peggiori, ma che il tempo ci ha fatto poi apprezzare.

Grazie per l’inaspettato con cui ci hai sorpreso in ogni piccolo, grande pezzetto di te, per le tue bellezze naturali che ti rendono così ammirevole, per la semplicità e allo stesso tempo l’accuratezza con cui ti adorni, per averci raccontato un po’ della tua storia che tra magia e realtà ti rende affascinante e aurea…e infine grazie per averci detto e fatto intendere più e più volte che qui c’è un posto per tutti, ricchi e poveri, grandi e piccini, religiosi e non… perché “il mondo è uno, ed è stato creato per accogliere tutti ognuno con le sue diversità”.

Questo non è un addio, ma un arrivederci, perché quello che abbiamo potuto vedere e conoscere di te, e stato così poco in confronto alla tua grandezza, che ha solo alimentato la nostra voglia di continuare a conoscerti e scoprirti……In un altro viaggio forse, per raccontare un’altra nuova storia.

Ora più che mai NAMASTE!

Marco e Vera

21 in famiglia!

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Darbaripur,

40 Km da Delhi,

1448 da Darjeeling,

1469 da Kolkata.

Sempre in India, ma un’altra India ancora.

Nell’attraversare i pochi kilometri che ci separavano da Sandra, siamo passati davanti alla famosa India di cui si senti parlare nei giornali economici, quella dei call center delle multinazionali che direzionano tutte le loro chiamate di lamentele su un centinaio di Kamal, Chandresh, Budhil  e Lokesh …che per l’occasione diventano Nick, Paul, John e Roger…una distesa di palazzoni di vetro alti centinaia di metri a far da specchio alla vera India che come al solito è subito dopo l’angolo.

Ed eccoci arrivare allo Shelter, anche se preferiamo considerarlo la casa di Sandra e Saji e della loro numerosa famiglia.

E’ si, 19 bambini tutti nati tra il 1998 e il 2009, in luoghi, case e città diverse, ma che hanno trovato qui, il loro rifugio, la loro base sicura con papà Saji a mamma Sandra.  I quali prima come coppia e poi come genitori hanno insieme costruito una casa che potesse accogliere tutti i loro figli in arrivo e una super dada che in hindi i bambini chiamano “Didi”, ovvero sorella maggiore.

Anche qui l’accoglienza la fa da padrona! Appena arrivati abbiamo subito trovato un letto fatto, per permetterci di riposarci dopo il viaggio, e al risveglio un “chai” (the indiano) caldo, che è poi diventata una piacevole abitudine pomeridiana, insieme a quattro chiacchiere e un “palla avvelenata”.

L’esempio, lo stile di vita e la gentilezza dimostrata che troviamo è più di quanto noi, anche in questo caso, riusciamo a donare. Bellissimo vedere come il senso di genitorialità superi ogni confine dettato da cose concrete ma in fondo forse non così essenziali e come l’Amore, l’affetto e la cura diano invece un senso di appartenenza come quello della famiglia…..

….In tutto questo.. le giornate sono trascorse, tra vita di casa e qualche breve ma incredibile gita, insieme a due nuovi compagni di viaggio incontrati e conosciuti qua, Andrea e Sara, per scoprire le evidenti bellezze dell’India.

Il Taj Mahal, Taj Mahaldefinita da Tagore come “una lacrima di marmo bianco ferma sulla guancia del tempo”, la cui esistenza si deve ad una romantica storia d’amore, il “Lotus Temple”, un gigantesco fiore di loto bianco, simbolo della semplicità e per molti credo anche del sogno, realizzato come luogo di culto ed incontro per religioni universali. Cristiani, buddhisti, musulmani, induisti, giainisti e chi più ne ha più ne metta, li possono stare e pregare tutti insieme, e viverlo in prima persona è un qualcosa di indimenticabile.

E poi…Il Gandhi Smitri, ovvero l’ultima residenza del Mahatma….emozionante e coinvolgente è stato riscoprire come un solo uomo che credeva profondamente nella non-violenza  e nella libera conversazione di pace, ha potuto  mostrare al mondo che tutto ciò è possibile.

…..Così il tempo allo Shelter è volato..ma d’altronde l’esperienza insegna che quando si sta bene e si è felici, tutto sembra andare più veloce…..infatti non ci rimangono che pochi giorni e poi una nuova meta.

Che fortuna aver potuto conoscere e condividere con così tante persone un piccolo pezzo del nostro viaggio…

Gandhi

Marco e Vera

Una tazza di tè con il “tetto del mondo”…

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Nuovo capitolo…

Tutto ha avuto inizio con 14 ore di treno, ed è proseguito, dopo almeno mezz’ora di contrattazione, con 4 ore di jeep…direzione Darjeeling!

Sottolineamo solo due cose…la seconda classe dei treni notturni indiani è avvicinabile ai racconti dei nostri nonni sui treni italiani nel dopo guerra, anche se come dice Dev “è un’esperienza”, e lo strano fatto che le jeep che percorrono gli interminabil 85 km di strada dissestata (per essere magnanimi) di montagna tutta tornanti, pur avendo 5 posti omologati, arrivano a caricare fino a 12 persone!

Ad accoglierci ecco un nuovo volto dell’India, molto più turistica, con una meno evidente povertà (ma solo all’apparenza) e dai tratti decisamente di confine…questa piccola cittadina chiamata la “Regina dei Monti” è infatti in un piccolo lembo di terra che confina con il Nepal e il Sikkim.

Ma soprattutto molto più fredda!!! Cosa che dopo appena due giorni ci ha fatto cadere in fallo, o meglio, Marco è caduto in fallo in preda a 38 e mezzo di febbre…dopo averle pensate tutte, malaria, leptospirosi, ecc…, siamo giunti alla conclusione più semplice…”di@rre@ del viaggiatore”!!! Insomma lo svezzamento repentino dai piatti culinari preparati con affetto da Ruma al cibo “on the road” ha avuto i suoi effetti!

Tutto ciò però non ha di certo ostacolato la conoscenza di questo nuovo paessaggio, perfetto connubio fra jungla e montagna, che ci ha riportato ai racconti di Kipling…degli svariati templi hinduisti e buddisti, decorati e curati al dettaglio…alcuni anche sorvegliati da piccole scimmiette dispettose…

E poi, tutto ad un tratto, con lo spuntare del sole, ecco svegliarsi la “famiglia” Himalaya…qualcosa di inspiegabile…che sembra essere scolpita nel cielo! Che da quell’osservatorio su Tiger Hill (2600 m.), sembra essere così vicina, ma ancora troppo lontana per toccarla, quasi come se volesse essere solo ammirata. Poi, poco più a sinistra, ma ancora dietro le quinte, il patriarca Everest, più alto fra le alte, ma da quì più piccino, solo per una questione di prospettiva.

Himalaya

Ma questa ridente località per cosa è famosa?!? Naturalmente per il tè Darjeeling, che con le sue piantagioni è presente in ogni vallata, insieme a tante donnine simpatiche e carine che armate di fazzoletto in testa, stivali, grembiule e cesta, raccolgono quotidianamente le sue pregiate foglie.

Ora siamo a Siliguri, nella stanza d’albergo, e quello che allieterà il nostro sonno, sarà il rispoleverare le immagini e i profumi di questa terra di confine, nell’attesa dell’aereo che domattina alle 10 ci porterà nuovamente a Delhi, diretti al progetto “The Shelter”.

Notte notte
Marco e Vera

Au revoir…

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Non si arriva se non per ripartire…

E’ già eccoci di nuovo in partenza, siamo pronti? No!

Tante sono le cose che ci tratterrebbero ancora qua a Madhyamgram, luogo in cui siamo arrivati ma per cui difficilmente sapremmo ritrovare la strada, dove però abbiamo incontrato una famiglia  speciale, che è stata per noi un esempio di accoglienza ed ospitalità, che non ci ha mai fatto mancare niente, sia a livello culinario che affettivo.

Le attenzioni materne di Ruma, il cucinare insieme, l’ora quotidiana di chitarra con Baban, la partecipazione “di famiglia” al grande Durga Puja, i lunghi ma illuminanti confronti e racconti sui nostri credo, e poi gli scherzi e le risate che hanno reso ogni singola giornata speciale, facendoci scoprire anche quì una nuova e piacevole quotidianeità, una routine che ci ha permesso di sentire anche questa casa, un pò la nostra casa.

Camminiamo per strada e le persone, i nostri vicini, ci chiamano per nome, ci chiedono come stiamo, e poi ci sono gli infaticabili guidatori di “ven ven” che regolarmente scroccano sigarette a Marco, e il fruttivendolo che sa già che cosa vogliamo (mele) e che come al solito gli chiedi tre e mette quattro e infine ma non per importanza ci sono i “nostri” piccoli compagni di avventure, che ogni giorno imparano nuove parole in inglese, nuovi giochi e nuove danze, e c’è chi addirittura sta imparando le tabelline.

E noi…li guardiamo, e siamo felici di averli accompagnati e stimolati nella voglia di imparare e conoscere.

Ma per con concludere in bellezza e per non farci mancare niente, ieri sera abbiamo festeggiato insieme anche il Lakshmi Puja, ovvero la festa della dea figlia di Durga, che viene celebrata il primo giorno di luna nel mese di Ottobre.

Siamo stati colti di sorpresa quando dopo essere tornati a casa da una passeggiata abbiamo visto all’entrata e per le scale delle piccole orme dipinte di bianco. Siamo saliti al piano di sopra  nel piccolo tempio di casa Smile, che Ruma aveva riempito di dolci di ogni tipo, preparati da lei, e frutta a volontà, che ovviamente non potevamo mangiare perchè era tutto in offerta a Lekshmi…ma in realtà dopo un pò di meditazione e preghiere, eccoci servire un piccolo assaggio di tutte quelle delizie.

La serata si è conclusa in allegria con fuochi d’artificio e nuovi racconti.

Non potevamo lasciarci in un modo migliore di questo…

Ora gli zaini sono pronti e noi forse un pò di meno, ma…un’altra strada si apre!

Namaste

Marco e Vera

Una forza della natura!

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Un sabato da veri “turisti per caso”.

1, 2 e 3…anzi 4, pronti e via!

Ebbene si, insieme a Nick e Livia, siamo diretti ai Giardini Botanici, che a detta della Lonely Planet meritan davvero di essere visitati.

– Ven ven (bicicletta con carretto posteriore adibito al trasporto umano)

– Treno (il solito…)

– Metro (un lusso economico…)

– Autobus (folcloristico mezzo di locomozione graziosamente pitturato all’esterno e lasciato andare alla demolizione internamente)

Insomma, dopo la nostra solita ora e mezzo di palestra, eccoci giunti a destinazione.

Appena entrati siamo stati folgorati dall’enorme distesa di velluto verde e dalle bizzarre forme arboree che ci circondavano.

Migliaia e migliaia di alberi e piante provenienti da tutto il mondo erano li, pronti per essere ammirati, contemplati e fotografati…ma fra tutti quello che più desta attenzione  è il Banyan “gigante”.

Un albero di 250 anni con migliaia di tronchi ma con radici comuni, che occupano la bellezza di 140 metri di perimetro, che gli hanno permesso di figurare all’interno del Guinness dei primati…insomma una vera forza della natura!

Nel pomeriggio abbiamo ben pensato di proseguire la visita con un giretto su un quieto specchio d’acqua con dei super romagnoli “pedalò”.

E così abbiamo concluso la nostra gita…o almeno pensavamo!

Arrivati in prossimità dell’uscita, ci siamo infatti bellamente accorti di non aver con noi la nostra macchinetta fotografica compatta da battaglia…morale, siamo tornati a ritroso sui nostri passi, speranzosi di riuscire a ritrovarla.

E invece no…niente…di lei nessuna traccia…

Ma per fortuna, volendo vedere in positivo, ne abbiamo ancora un’altra! La super mega reflex, sempre che Marco decida di farle prendere aria.

Con una bella avventura, con tante foto, ma con un a macchina fotoografica in meno, un’altra giornata se ne è andata…per fortuna che a cena ci aspettava la pizza!!! Per noi una “grassa” consolazione…

Notte,

Marco e Vera

 

P.S.

Quanto il gatto non c’è i topi ballano…ma quando c’è schiattano!!! Il gatto ha mangiato il topolino…

C’era una volta…e c’è ancora!

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C’era una volta, tanto tempo fa, una divinità femminile chiamata Durga, creata dall’unione del potere di più divinità per poter combattere, e infine sconfiggere,  un demone che regnava sulla terra, in paradiso e sugli altri mondi.

Durga un giorno si unì poi a Shiva, dando alla luce quattro figli, di cui due maschi Kartikeya e Ganesha e due femmine Lakshmi e Saraswati.

Durga, “l’invincibile” aveva  dieci braccia, ed era trasportata da un leone o da una tigre, mentre Ganesha suo figlio è un uomo con il volto di un elefante, solitamente trasportato da un topo.

Una storia che ha dell’incredibile ma per loro assolutamente autentica e reale, tant’è vero che in questi ultimi quattro giorni si sono tenuti in India e specialmente quì nel West Bengal, i festeggiamenti di questa dea, con il Durga Pujo, un festival incredibile dove vengono create per l’occasione degli enormi templi con bambu, seta, polistirolo e legno, rifiniti al dettaglio (vi è una competizione ufficiale per la miglior costruzione). All’interno vengono posizionate le statue di Durga e dei suoi figli e del demone durante la sua uccisione. Statue che ogni anno vengono finemente realizzate e che al termine del festival vengono consegnate al sacro fiume Gange.

Affascinante, interessante e asssolutamente unico  e speciale è stato per noi poter vivere insieme questo momento per loro così importante, seguendoli all’interno del tempio, osservando insieme la celebrazione, la meditazione e l’adorazione.

Durga Pujo

Ma partiamo dall’inizio…

Ore 6.00 sveglia!

Il rituale prevede, oltre alla sveglia di buona lena, di digiunare finchè non si è stati nel tempio, di farsi una bella doccia e di profumarsi, di vestirsi con gli abiti da cerimonia ovvero Sari per le donne e una tunica lunga per gli uomini.

Rituale eseguito, Ruma ha vestito me e l’altra volontaria  poi ha consegnato a Marco un importante maglia bianca con il simbolo del sole stampato, una svastica, simbolo che da noi purtroppo ha tutt’altro significato anche se in realtà storicamente parlando la sua vera origine è quella indiana.

Poi siamo saliti tutti e sette nella Suzuki Swift…come abbiamo fatto?…ovviamente NOI nel bagagliaio…il posto più comodo e sicuro soprattutto nelle strade indiane…insomma un esperienza!!!!!!

Quando siamo arrivati al tempio ci siamo tolti le scarpe  poi abbiamo partecipato alla celebrazione. Un Guru pronunciava i nomi degli dei contemplati seguiti da alcune preghiere, e noi dovevamo ripeterle…Ci abbiamo provato ma il bengalese ci è ancora un pò ostico. Durante l’adorazione dovevamo tenere le mani giunte con in mezzo i fiori che al termine di ogni “preghiera” donavamo agli dei e ne riprendavamo subito alcuni freschi per continuare la celebrazione.

Al termine ci è stata data una sorta di benedizione con l’acqua del Gange  che poi ci veniva versata un pò nelle mani per essere bevuta…Noi per ragioni preventive di salute abbiamo saltato questo passaggio…infine abbiamo salutato Durga e ci siamo diretti al ristorante per il grande pranzo di famiglia ovviamente con NOI sempre nel bagagliaio.

Per il pranzo, la famiglia ha scelto di portarci in un ristorantino con cucina tipica indiana…decisamente piccante!!!

Dopo aver mangiato tantissimo di tutto siamo tornati a casa sfiniti…

Una giornata indimenticabile piena di emozioni. E’ stato bellissimo ma anche invidiabile vedere la devozione, il rispetto e la fede che ripongono nel loro dio. Tutto questo ci ha fatto però anche pensare tanto alla nostra fede, a quanto spesso ci soffermiamo troppo nel porci domande sulla veridicità o meno dei fatti narratti trascurando così il vero significato della fede, a quanto le tradizioni si stiano affievolendo per venire un pò più incontro alle nostre esigenze e alle nostre abitudini a volte svalorizzando ciò in cui crediamo.

Da domani inizia la nostra ultima settimana quì a Kolkata, in famiglia e con i bambini, ma la casa continua a riempirsi. Dopo l’arrivo di Livia dalla vicina Austria, ieri notte alle 23 è arrivato Nick, un simpatico ragazzo di diciannove anni dal sud dell’Australia…per festeggiare, Vero e Ruma stasera hanno preparato peperonata e chapati per tutti! Olè!!!

E come siamo soliti dire da noi…aggiungi un posto a tavola che c’è un amico in più…

Buona notte!

Marco e Vera

Via le mani dagli occhi…

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Come ogni mattina, dopo un’abbondate colazione, saliamo in macchina con Dev e Kamala per raggiungere il nostro progetto. Le condizioni delle strade e l’incessante traffico fanno si che questo tempo sia all’incirca di un’ora – un’ora e mezzo.

Questo lungo periodo è parte integrante delle nostre giornate e mai sprecato, perchè solitamente Vera ed io ne approffittiamo per arricchire le nostre conoscenze, facendo domande di ogni genere, trovandoci così a parlare di differenze culturali, religiose e di stili di vita…anche coniugali…

Domande…domande che ogni sera prima di addormentarci ci arrovellano, senza spesso riuscire a trovare risposte…

Alcune di queste però, sono arrivate proprio durante queste ore di viaggio dentro la piccola Suzuki Swift color amaranto, e ci hanno letteralmente lasciato spiazzati…

Principalmente ci chiedevamo…come è possibile che in uno stato con un così sbalorditivo tasso di crescita, con un patrimonio culturale così antico e con così tante risorse, si permetta che così tanta parte della sua popolazione viva in una condizione di degrado assoluto? Lo stato si rende conto della condizione in cui versano gran parte dei suoi cittadini?

Chiedere è lecito e rispondere è cortesia ed ecco quello che ci è stato risposto…

A Kolkata circa il 70% dei suoi abitanti versa in una condizione di semi-povertà. Di questa percentuale circa il 20% vive per strada, in baracche costruite alla meno peggio, mangiando ciò che capita, da ciò che riescono a comprare con le poche rupie guadagnate sudando sette camicie per fare lavori saltuari ma massacranti, ai resti di cibo che riescono a trovare fra i rifiuti, che ovviamente sono sparsi in ogni angolo della città, e che sono spesso divisi insieme a mucche, cani, capre e corvi. E in tutto ciò il 40% dei cittadini non ha ricevuto un’istruzione, non sapendo quindi ne leggere ne scrivere.

Lo stato? Lo stato non ha interesse a migliorare la loro condizione, ne a fornirgli un’istruzione…al contrario, il fatto che loro vivano in questa situazione, gli permette di costringerli a continuare a portare avanti il loro impiego in occupazioni sfruttate, malpagate e aberranti. E sia ben chiaro che tutto ciò inizia da quando sono bambini.

Ed è per questo che lo stato finanzia e sostiene solamente circa una decina di associazioni in tutta la nazione intera. Non solo quindi perchè in uno stato con circa 1,2 miliardi di abitanti non è sicuramente facile aiutare tutti, ma principalmente perchè il favorire le associazioni nei loro progetti di aiuto e di educazione, permetterebbe a questa grande fetta del paese di ottenere un senso critico, consentendogli di esprimere le loro idee e di elevarli dalla loro infame condizione.

…a questo punto una nuova domanda ci assale…

Ma noi dove viviamo?…internet, giornali, telegiornali e i famosi “programmi di approfondimento”…perchè nessuno ci aveva mai fatto vedere anche solo in minima parte questa triste realtà…detto e spiegato: un paese che presenta appunto una così grande crescita non si può certo permettere di far passare questa immagine di se. E quindi diventano lecite le menzogne, la censura, le pubblicità ingannevoli e l’occultamento…

La condizione di povertà ci era nota, ma non che questa fosse incentivata per diffusione ed intensità.

Ed è così che questa povertà diventa il loro pane quotidiano…alcune mamme quando gli era stato proposto di mandare i loro figli a scuola hanno risposto <<Ma se mio figlio va a scuola, come fa a guadagnare i soldi per mangiare?>>.

E’ quindi, l’essenziale, il cibo, ciò che permette di sopravvivere e che dovrebbe essere un loro diritto non lo è, rendendo di conseguenza la scolarizzazione e in generale qualsiasi tipo di mezzo educativo e formativo un optional.

Abbiamo scelto di scrivere queste righe, nero su bianco, per coscienza umana, politica e sociale e per mettere almeno per iscritto ciò che non ci è dato vedere, ma oggi sentire, e per evitare di dimenticarci tutto questo una volta tornati a casa, nella nostra isola felice…

Marco e Vera