Il treno toglie la paura…e ammazza pure i microbi!

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Destinazione Park St. per visitare il giardino zoologico di Kolkata.

Dev, a distanza di qualche giorno dal nostro arrivo, ci aveva comunicato che una delle esperienze che ci avrebbe fatto fare un po’ di “pelle”, sarebbe stata quella di prendere il treno ma che ancora non era arrivato pèr noi il momento, perché tutto deve avere un tempo, per essere visto,vissuto e metabolizzato per favorire un buon adattamento alla vita indiana.

Beh il momento è arrivato, e abbiamo capito che l’esperienza non è data dalle condizioni igieniche del treno ( che passano inosservate) ma quanto più dal sovrannumero di persone che riescono a stare in un vagone. << In india siamo tanti,per farci spazio bisogna lottare>> esatto, questo è proprio il motto di chi, in un giorno come tanti, ad un orario qualsiasi, decide di prendere il treno per andare al lavoro, al mercato, a visitare una piazza o un monumento, a trovare un amico o semplicemente per raggiungere il primo centro commerciale a distanza di km e km da casa, per fare la spesa….e il treno è il mezzo più economico in termini di costi e tempi oltre ad essere il meno inquinante.

Quando pensavamo di aver già vissuto il guinness dei primati in termini di persone per carrozza all’andata, ecco che questo viene spazzato via dal treno delle 17.30 “Bangaon Local” del ritorno…le premesse sono delle migliori, la banchina è stracolma e addirittura c’è chi, pur di non perderlo, è seduto, in attesa, sulle rotaie del binario adiacente.

Vediamo finalmente arrivare il treno, e all’improvviso ci è sembrato di essere travolti dalla folla impazzita all’apertura dei cancelli del concerto dei Queen a Wembley…peccato però che fosse quello il motivo di tutto quel bulirone. Gente che si spinge a gomiti alti senza guardare in faccia sesso, età, razza o religione.

Tutti con un unico identico scopo…entrare in un vagone.

Ed è così che anche noi dopo un primo momento di rinuncia,troviamo il coraggio e ci facciamo sotto.

SALITI!!!!!…..ed il gioco si fa ancora più duro. Stipati come forme del tetris il sudore delle nostre magliette ha iniziato a mescolarsi con quello dei nostri vicini, al punto di non saper più riconoscerne gli odori di appartenenza.

La luce salta, tramite qualche nuca, delle tante persone che ci circondano, riusciamo a scorgere un meraviglioso rosso intenso tramonto che per qualche istante ci porta lontano da quella angusta situazione.

Il figlio del vicino piange, un altro preso dalla stanchezza della giornata si appoggia sul braccio di Marco e si schiaccia un pisolo, senza poi considerare i colpi di tosse, le dita nel naso, il sudore delle fronti asciugato con i palmi delle mani, le stesse mani che ti appoggiano gentilmente sulla schiena ad ogni fermata, per evitare di schiacciarsi.

In tutto questo il volto della Vero, coperto fino agli occhi con un foulard a mo di burka, si inpenna di tanto in tanto verso l’alto, cercando disperatamente un alito di ossigeno…poi la vedo girarsi con aria ironica e dirmi: <<Se chiudi gli occhi e immagini di essere da un’altra parte è tutto più semplice>>. Ma in realtà è difficile pensare ad altro, poiché tutti i nostri sensi sono investiti da quella carica di persone, odori e sensazioni.

Ma ecco quello che ci mancava…due o tre teste più avanti, ne scorgiamo una incrociare i nostri sguardi, come spesso ci capita, con la voglia negli occhi di parlarci (la stessa che a noi mancava).

Ed eccolo iniziare: <<Ciao, da dove venite?>>, solita domanda di rito, e poi quello che meno ti aspetti <<per quale motivo siete venuti in India? Non vedi come è affollato questo treno? Questo non è un posto per turisti, specialmente con una ragazza…>> insomma proprio quello che volevamo sentirci dire in quel momento.

Finalmente giungiamo a Madyhagram Station, la nostra fermata…dal cuore esclamiamo <<Home sweet home… >> che bello pronunciare quelle parole.

Saliamo sul solito carretto diretto a casa nostra…facciamo una foto alle nostre scarpe e poi alziamo gli occhi al cielo…è già buio, c’è la luna e noi ci sentiamo soddisfatti e orgogliosi per la giornata passata e per l’avventura vissuta, che ci ha mostrato anche oggi nuove facce e nuovi colori dell’India, oltre alla meravigliosa natura e gli amici animali che la circondano.

A proposito di animali…dopo aver tentato più volte, senza successo, di uccidere il topolino che si aggirava per le stanza, ormai accasato da giorni, abbiamo scoperto essere per loro quasi un dio, essendo il mezzo di trasporto di Ganesh (che tra l’altro è un’elefante…)…chiaramente ci siamo scusati per la gaffè, anche se imperterriti cerchiamo di fargli capire che non amiamo l’idea di averlo in giro e a volte ci capita ancora, sbadatamente, di chiudere il gatto nella stessa stanza in cui è entra il topo…opsss…

Buona notte!

Marco e Vera

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  1. ciao ragazzi. pur invidiando il vostro spirito di avventura e che riusciate ad apprezzare queste esperienze, a parte il topo che a me non darebbe fastidio e quindi desumo che ho qualche contatto con le divinità, apprezzo ancora di più l’ Audi A4 per i miei spostamenti e penso che restringerò il numero delle persone che possono salire. Un bacione. papo.

  2. Anche se “questo non è un posto per turisti, specialmente con una ragazza” penso che i mezzi pubblici usati dai locali sia il modo migliore per conoscere un popolo ( e i suoi odori ). Complimenti, un pò vi invidio ma con simpatia. Continuate a tenerci aggiornati, buonanotte!!!

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