Via le mani dagli occhi…

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Come ogni mattina, dopo un’abbondate colazione, saliamo in macchina con Dev e Kamala per raggiungere il nostro progetto. Le condizioni delle strade e l’incessante traffico fanno si che questo tempo sia all’incirca di un’ora – un’ora e mezzo.

Questo lungo periodo è parte integrante delle nostre giornate e mai sprecato, perchè solitamente Vera ed io ne approffittiamo per arricchire le nostre conoscenze, facendo domande di ogni genere, trovandoci così a parlare di differenze culturali, religiose e di stili di vita…anche coniugali…

Domande…domande che ogni sera prima di addormentarci ci arrovellano, senza spesso riuscire a trovare risposte…

Alcune di queste però, sono arrivate proprio durante queste ore di viaggio dentro la piccola Suzuki Swift color amaranto, e ci hanno letteralmente lasciato spiazzati…

Principalmente ci chiedevamo…come è possibile che in uno stato con un così sbalorditivo tasso di crescita, con un patrimonio culturale così antico e con così tante risorse, si permetta che così tanta parte della sua popolazione viva in una condizione di degrado assoluto? Lo stato si rende conto della condizione in cui versano gran parte dei suoi cittadini?

Chiedere è lecito e rispondere è cortesia ed ecco quello che ci è stato risposto…

A Kolkata circa il 70% dei suoi abitanti versa in una condizione di semi-povertà. Di questa percentuale circa il 20% vive per strada, in baracche costruite alla meno peggio, mangiando ciò che capita, da ciò che riescono a comprare con le poche rupie guadagnate sudando sette camicie per fare lavori saltuari ma massacranti, ai resti di cibo che riescono a trovare fra i rifiuti, che ovviamente sono sparsi in ogni angolo della città, e che sono spesso divisi insieme a mucche, cani, capre e corvi. E in tutto ciò il 40% dei cittadini non ha ricevuto un’istruzione, non sapendo quindi ne leggere ne scrivere.

Lo stato? Lo stato non ha interesse a migliorare la loro condizione, ne a fornirgli un’istruzione…al contrario, il fatto che loro vivano in questa situazione, gli permette di costringerli a continuare a portare avanti il loro impiego in occupazioni sfruttate, malpagate e aberranti. E sia ben chiaro che tutto ciò inizia da quando sono bambini.

Ed è per questo che lo stato finanzia e sostiene solamente circa una decina di associazioni in tutta la nazione intera. Non solo quindi perchè in uno stato con circa 1,2 miliardi di abitanti non è sicuramente facile aiutare tutti, ma principalmente perchè il favorire le associazioni nei loro progetti di aiuto e di educazione, permetterebbe a questa grande fetta del paese di ottenere un senso critico, consentendogli di esprimere le loro idee e di elevarli dalla loro infame condizione.

…a questo punto una nuova domanda ci assale…

Ma noi dove viviamo?…internet, giornali, telegiornali e i famosi “programmi di approfondimento”…perchè nessuno ci aveva mai fatto vedere anche solo in minima parte questa triste realtà…detto e spiegato: un paese che presenta appunto una così grande crescita non si può certo permettere di far passare questa immagine di se. E quindi diventano lecite le menzogne, la censura, le pubblicità ingannevoli e l’occultamento…

La condizione di povertà ci era nota, ma non che questa fosse incentivata per diffusione ed intensità.

Ed è così che questa povertà diventa il loro pane quotidiano…alcune mamme quando gli era stato proposto di mandare i loro figli a scuola hanno risposto <<Ma se mio figlio va a scuola, come fa a guadagnare i soldi per mangiare?>>.

E’ quindi, l’essenziale, il cibo, ciò che permette di sopravvivere e che dovrebbe essere un loro diritto non lo è, rendendo di conseguenza la scolarizzazione e in generale qualsiasi tipo di mezzo educativo e formativo un optional.

Abbiamo scelto di scrivere queste righe, nero su bianco, per coscienza umana, politica e sociale e per mettere almeno per iscritto ciò che non ci è dato vedere, ma oggi sentire, e per evitare di dimenticarci tutto questo una volta tornati a casa, nella nostra isola felice…

Marco e Vera

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  1. Situazione vecchia come il mondo: si sottomette meglio una popolazione ignorante. Come mai il governo indiano è noto per essere una grande democrazia? Grande “bufala”! Sentire cose di questo genere farebbe venire voglia di fare, non una, ma cento rivoluzioni contro chi detiene il potere e non permette a tutti una vita dignitosa.

  2. questa la pubblico. Ele non si dice merda, il termine è COPROFAGHI. Coloro che se ne cibano, riversano, diffondono. Mi ricorda la peste di Manzoniana memoria ma poi prima o poi piove… e il tutto si purifica. ho però seri dubbi se il contagio si fermi ho diventi maggiormente resistente agli anticorpi. alleniamo gli anticorpi.

  3. No comment…non c sono parole ma solo una gran rabbia! il primo passo, però, è informare e creare una coscienza collettiva sulla situazione; e le vostre parole possono essere l’incipit giusto

  4. Carissimi, ho molto amato il libro “la citta’ della gioia”. Seguire i vostri post e’ come rileggere alcune delle sue pagine. Non possiamo aspettare che le informazioni ci vengano dall’alto ma dobbiamo essere noi per primi a conoscere il mondo che ci circonda. Michele

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