Tu si…tu no…

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Arrivati a Auckland, in Nuova Zelanda, per lo stop previsto da Aerolinas Argentina, approfittiamo della nostra mezzoretta prima della ripartenza per il consueto giro turistico dell’aeroporto.
Fatta l’ora, ci dirigiamo al gate e si riparte.
Dopo averci imbarcati tutti e averci preparati per il decollo, ci informano di aver riscontrato un problema al motore a cui in un’oretta avrebbero posto rimedio, perciò siamo nuovamente scesi e tornati al gate. Aerolineas ha offerto la cena a tutti e nel frattempo altro che oretta, si è fatta mezzanotte e finalmente qualcuno si è fatto vivo dicendoci che purtroppo il problema era più serio del previsto e che quindi ci avrebbero collocati tutti per la notte in un albergo…ad eccezione fatta per tutte le persone provenienti da Colombia, Paraguay, Uruguay e Bolivia in quanto lo stato della Nuova Zelanda non sancisce per loro nessun tipo di visto provvisorio…
Ed è così che mentre noi abbiamo passato le 24 ore successive (e quelle successive ancora!) in un hotel assolutamente al di sopra del nostro standard, queste persone tra cui anziani, una donna incinta e bambini hanno passato le stesse ore seduti o stesi su scomode sedie dell’aeroporto…
Ma è possibile che ancora oggi, nel 2012, un paese possa ancora decidere di chiudere completamente le porte a cittadini di altri paesi , dimenticandosi che prima di tutto sono persone, umane e cittadini del mondo proprio come loro????? Tutti i discorsi di tutela, di mantenimento della sicurezza del paese sono assolutamente futili, incoerenti e incomprensibili se espressi in forma discriminatoria andando poi calpestare  i concetti di umanità e uguaglianza. A maggior ragione in casi di emergenza come questo, in cui queste persone si sono ritrovate involontariamente alla loro porta, non per loro scelta. Di fronte a questa grande mancanza di rispetto non esistono statistiche o informazioni giornalistiche che possano giustificare un tale gesto…come al solito è facile farsi promotori di democrazia a casa degli altri, meno all’interno delle proprie mura…
AucklandMa tornando a noi, questo imprevisto al motore ci ha dato l’occasione innanzitutto di poter visitare anche solo per un giorno questa città, ma innanzitutto di stringere inaspettate amicizie con giovani e non di Buenos Aires, che ci hanno mentalmente trasportato già per le strade caotiche e piene di vita della loro città grazie ai loro racconti e ai loro modi di fare, finalmente più vicini ai nostri rispetto ai più anglosassoni australiani!
Che dire…grazie a tutti i compañeros del gruppo vacanze per caso Aerolineas Argentinas!

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