¡Intensamente Buenos Aires!

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Elegante, seducente, passionale, tangosegreta e a volte proibita, ma sempre capace di stupirti ad ogni angolo di strada tra i passi dei tangheri che puoi incontrare in ogni dove, i racconti dei nomadi commercianti delle piazze e le note di una fisarmonica spesso un po’ malinconica…il tutto avvolto dal profumo invitante e irresistibile della strafamosa carne argentina cotta ai ferri e dal passo caliente e sempre un po’ di fretta dei suoi cittadini.
In mezzo a tutto questo piacevole chiasso ci siamo sentiti di nuovo un po’ a casa, tra i panni alle finestre di Napoli, il familiare ciottolato dei vicoli romani, i caffè presi nel classico “bar sport”…un atmosfera per certi aspetti conosciuta ma unica nel suo presentarsi.  Per non parlare poi di quanti argentini abbiano origini italiane…Tantissimi!!!
Nei marciapiedi si possono scorgere volti giovani, sorridenti, accoglienti e volti di chi ha vissuto anche i momenti  meno floridi dell’Argentina. Ogni via è un amaro souvenir degl’anni oscuri dal 1976 al 1983.

Basta arrivare in Plaza de Mayo per vedere e sentire la sofferenza di madri che si son viste portare via i propri figli e che ancora oggi dal 1977 chiedono giustizia,chiedono nomi,chiedono di non essere dimenticate e di non dimenticare  la strage dei “Desaparecidos” e di tutto il male inflitto durante la dittatura di Messera, Agosti e Videla. manifesti malvinasSempre nella medesima piazza è  presente una postazione di reduci  che hanno combattuto la guerra per le isole “Malvinas”, uomini ingannati che hanno combattuto una guerra manipolata, architettata, fatta insorgere solo per distogliere l’attenzione dalla tortura a cui il paese era sottoposto ma che ha provocato un’infinità di morti e tanto rancore.
Dopo quasi 40 anni i segni di quel periodo parlano ancora ma non fanno parlare,la gente che allora non poteva esprimere i propri pensieri e ideali, fatica ancora a raccontare il passato, basta pensare che solo nelle scuole pubbliche, e solo in piccola parte tutto ciò viene citato, mentre nelle scuole private c’è ancora mutismo.
Ti fermi, scambi qualche parola con una signora incontrata per caso, chiedi qualche informazione in più, che vada oltre al solo aspetto turistico e subito il tono si abbassa. Ed è così che comprendi  l’immensa e inimmaginabile privazione che questo paese ha dovuto subire e del fantasma che ancora oggi aleggia.
La BocaIl nostro giro continua ma con qualcosa di diverso, gli edifici, le piazze i mercati e i vicoli ci appaiono diversamente.
San Telmo, il barrio del tango e delle sue strette stradine che confluiscono nel suo cuore, la plaza Dorrego dove mercanti e ballerini animano le sue serate.
La Recoleta  dove ad accoglierci inaspettatamente è la voce di un signore di circa un ottantina di anni, che esordisce dicendoci “bersaglieri entrate che la battaglia è vostra” per esortarci ad entrare al cimitero divenuto importante perché ospitante Evita Peron, un’icona e un’eroina per tutti.
La Boca con i suoi indimenticabili colori e i suoi artisti di strada, e poi ancora il più cosmopolita Palermo un mix moderno e tradizionale dove happy hour e boutique la fan da padrona.
Un paese che ha vissuto diverse ere, ultima delle quali la tremenda crisi del 2001, ma che nonostante tutto ha avuto il coraggio di alzare la testa e andare avanti, forse con ancora qualche silenzio di troppo, ma con un sacco di giovani lodevolmente rumorosi.
Noi cercheremo nel nostro piccolo di non essere da meno…questo è un pezzo di un articolo trovato su internet che crediamo possa portare indietro nel tempo per ascoltare e conoscere un pezzo di storia importante quanto altri ma purtroppo comunemente omesso e poco noto anche a noi italiani:

Dal 1989 è Estela Carlotto la presidente delle Abuelas de Plaza de Mayo. Sua figlia Laura poco prima di venire uccisa le ha rivelato di avere partorito uno splendido bambino che avrebbe voluto chiamare Guido. Riportiamo di seguito alcuni passi della commovente lettera che Estela Carlotto ha inviato al nipote, mai conosciuto, al momento del suo diciottesimo compleanno:
Caro Guido,
oggi che compi diciotto anni, voglio raccontarti cose che non sai ed esprimerti sentimenti che non conosci. I tuoi nonni appartengono a quella generazione che attribuisce a ogni data un valore speciale e particolare. La nascita di un nipote è una di queste date (…). Oggi stai festeggiando i tuoi diciotto anni sotto un altro nome, accanto a un uomo e una donna che non sono tuo padre e tua madre, ma i tuoi ladroni. Loro neppure immaginano che la tua mente custodisce le ninne nanne e le canzoncine che Laura ti sussurrava, sola nella prigione, mentre tu ti muovevi nel suo ventre. Un giorno ti sveglierai, scoprendo quanto tua mamma ti amò e come tutti noi ti vogliamo bene. (…). Ti sveglierai un giorno da questo incubo, nipote mio, e sarai libero.Con tanto amore, nonna Estela

tratto dall’articolo

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Una risposta »

  1. Ciao Vero!!!Ciao Marco!!!Vi seguo sempre e grazie alle vostre parole è un pò come essere lì con voi..é bello vedere quanto sapete donarvi agli altri!Un abbraccio grande..Ange

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