Archivio mensile:aprile 2012

I ragazzi sono in giro!

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L’idea di dover cambiare per l’ennesima volta lingua, cultura e abitudini, non solo ci aveva preoccupati, ma anche spaventati…sarà perché il ritorno è davvero ormai vicino, sarà perché l’esperienza in Cile, pur mettendoci a dura prova, ci ha lasciato tanto, sia in termini di vita che di rapporti.

Ma poi eccoci arrivati a New York City…la “Grande Mela”!

Zaini in spalla e via subito di autobus e metro fino a Washington Heights, quartiere a nord di Manhattan, dove essendo abitato prevalentemente da domenicani, la lingua madre è lo spagnolo, cosa che ci ha fatto sentire ancora un po’ nella nostra casa sud americana.

New York è capace di incantarti al primo sguardo, con i suoi interminabili palazzi, le sue luci sfavillanti e soprattutto la sua gente.

Times SquareGente giovane, sempre in movimento, rigorosamente a passo di musica, con auricolari attaccati ad un “iQualcosa” onnipresenti un po’ per caricarsi un po’ per evitare pazzi e discussioni.

Una città dove è difficile capire chi è turista e chi cittadino, poiché i nove milioni e più abitanti che la compongono provengono da ogni angolo del mondo.

E così ti ritrovi in un ristorante thailandese, a Little Italy, a parlare in inglese ad un’amica indiana…

Statua della Libertà

Vivere a New York è come premere play e iniziare la visione di un film, fatta dalla chiassosa Times Square o da una pennichella pomeridiana a Central Park, dallo shopping sulla 5th Avenue o da una partita a basket per le strade di Harlem, dall’emozione nell’attraversare per la prima volta il ponte di Brooklyn o dal vedere il tramonto illuminare di fuoco, il cielo e il mare dietro alla tanto conosciuta Statua della Libertà.

Ti senti davvero in un film, di cui però questa volta sei tu regista e protagonista, in cui ogni giorno sei l’autore di una nuova trama.

We ♥ New York!

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¡hasta luego!

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Abbiamo appena finito di fare gli zaini…..e ogni volta, questo comporta fare il punto della situazione, e questa volta farlo non è facile. Qui abbiamo trovato una famiglia, degli amici, persone con cui condividere non solo un pezzo di strada del nostro viaggio ma molto di più. Ed è proprio questo di più che rende ancora più faticoso il partire da qui. Ma ora, dopo aver salutato tutti, dopo la grande pizzata in “ capanna” con amici e caballeros, siamo pronti o comunque è arrivato il momento di andare. Il bilancio del Cile è assolutamente positivo, un periodo intenso fatto di tante sfide ma anche di tante sorprese. Da lunedì si cambia temperatura, lingua, paesaggio, cibo…..l’impatto sarà forte, ma ora siamo pronti ad affrontarlo, con l’immaginazione siamo già in mezzo ai grandi grattacieli o dentro alla metropolitana stipati come sardine…ma chissà come sarà veramente?!!!…Lunedì lo sapremo!

despedita

Ciao Cile, Ciao Compañeros…….Muchas gracias por todo!!!!

¡hasta luego!

Sole e pioggia…

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Carrellate di pensieri, parole che ci assaltano la mente nell’intento di dare una descrizione non superficiale ma profonda di questo Cile.

CordiglieraUn Cile per noi indimenticabile, per le persone incontrate, per la sua cordigliera che ogni giorno ci guarda…è davvero imponente…stupenda, e per la sua “Storia”. Una storia ripetuta in tutto il sud America ma noi l’abbiamo vista e ascoltata qui. Attraverso la visita del museo della memoria e del diritto umano, ci siamo potuti immergere per 4 ore in un’altra epoca, l’epoca della dittatura, l’epoca della destra o sinistra, l’epoca dei calpestatori dei diritti, della vita il tutto fatto in silenzio, l’epoca in cui era consentito esprimere una sola idea altrimenti magicamente si scompariva.

L’epoca in cui sono state torturate, e fatte scomparire migliaia e migliaia di persone, la maggior parte di 25-30 anni, universitari, musicisti e letterari, poi successivamente tra i 50 e i 60 anni, professionisti e gente semplice, accomunati tutti dalla medesima colpa di avere un’ideale contrario. Una sola politica, una sola idea, un solo partito…o dentro o fuori.

Il fuori consisteva nel fuori dal mondo, fuori da tutto ciò che è catalogabile come vita.

Abbiamo avuto la fortuna di poter incontrare persone che hanno vissuto l’incubo del golpe, in primis i nostri cavalieri della strada, poi un ragazzo con un coraggio da vendere e tanti peli sullo stomaco, che un giorno stanco di vedere ha deciso di agire, ed è arrivato fino a New York per denunciare il Cile, il suo paese, la sua patria,che ancora oggi non tutela e rispetta i diritti umani, perché ancora oggi c’è chi muore di fame, chi non ha un tetto sotto il quale riposare,chi viene emarginato,chi non ha diritto ad una cultura, chi ha voce ma non può parlare. Si, purtroppo dentro alle bellezze del Cile c’è anche tutto questo. La cosa più incredibile, è che chi non ha ricevuto un istruzione, ragazzi di 30 anni, non sanno niente di tutto, oppure hanno una visione assolutamente distorta di tutto quello che i loro genitori i loro coetanei hanno dovuto sopportare. Villa GrimaldiIeri sera parlavo con una signora sulla sessantina, gli stavo raccontando della nostra visita a Villa Grimaldi, centro di tortura e assassinio di migliaia di persone, situata sulla strada principale del nostro quartiere, con porte aperte a chiunque, e con ingresso libero dove almeno una volta all’anno fanno una commemorazione di chi c’era e c’è ancora, di chi ha sopportato e di chi oggi non c’è più. Mentre le parlavo mi ha guardata dicendomi, “io non ci sono mai stata”, e come lei tanti altri uomini e donne, ragazzi e ragazze che forse ne conoscono solo il nome e niente di più. Perché? Non per ignorare o dimenticare ma semplicemente perché nessuno li ha mai resi consapevoli, attraverso la trasmissione di saperi e valori, delle loro radici e dei loro trascorsi.

Ancora oggi, l’importanza della leva militare è predominante sull’importanza di favorire una coscienza sociale che promuove la scelta di una risoluzione dei problemi perpetrata non con armi e violenza ma con parole e cuore, perché il dialogo o il confronto reciproco non siano visti come un indottrinamento ma come uno scambio di pensieri, punti di vista volti ad un arricchimento comune.

Negli anni 70 per molti era impossibile vedere e sentire ma oggi, nel 2012, le bende dagli occhi sono state tolte e il ricordo non deve essere solo sofferenza ma uno stimolo che spinge a conoscere, sapere, abolire e promuovere, oggi chi vuole può ascoltare anche le voci di chi ha vissuto in silenzio, tutto è possibile ma bisogna volerlo e favorirlo in un ottica comunitaria.

Tutto nero di catrame…

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…Il  quotidiano doveva prendere forma, per questo motivo le ultime settimane sono state di silenzio stampa….Ma ora ci siamo…Eccoci a Santiago del Cile, ospiti ancora una volta della Comunità Papa Giovanni XXIII che continua a farci un po’ da “famiglia” in giro per il mondo.

Casa di fraternità SantiagoPeñalolén, Rio Claro, un quartiere “anomalo” nella periferia della grande città…noi viviamo qui, a un passo dalla cordigliera, nella casa di fraternità della comunità, una casa che di sera diventa anche un po’ la casa di altri.

Gli altri sono quegli uomini che tutti incrociano almeno una volta nella vita, uomini a cui non piace la comodità, che riposano sull’asfalto, che d’inverno e d’estate si scaldano con litri di vino scadente, uomini che emanano un cattivo odore, che spesso evitiamo perché ci schifano o ci fanno paura…sono loro, i nostri cavalieri della strada che ogni sera bussano alla porta della “capanna cilena” per consumare un pasto caldo in compagnia, per ripulirsi un po’ dagli odori e dai segni che la strada gli lascia, per sentirsi un po’ più uomini e un po’ meno “barboni”, perché qui, nella casa di Rio Claro, c’è chi non ha paura di loro, chi non si scansa a causa dell’odore, chi li guarda, li considera e li accoglie come uomini veri! Anche quando Dr. Jekill si trsaforma all’improvviso in Mr. Hyde, defecando nella doccia o urinando fuori dal letto…in quei momenti in cui la voglia di cacciarli e urlargli prende forza, ma dove  un  loro sguardo basta per renderti conto che puoi solo prendere secchio e mocio e pulire insieme a loro…

In prevalenza sono uomini, tra i 50 e i 65, quasi tutti fortemente dipendenti dall’alcol, per loro una “cattiva compagnia” che li ha resi e tuttora li rende schiavi di se stessi e padroni di niente, nemmeno delle proprie azioni. La maggior parte di loro ha famiglia, mogli, figli, nipoti e mamme, che però non vedono da tempo, ai quali non possono avvicinarsi a causa delle loro male abitudini.

Qui non trovano solo un tetto sotto cui rifugiarsi, un piatto di zuppa, una doccia e un letto sul quale riposare tranquilli prima di ripartire, qui tra gente che va e gente che viene si instaurano relazioni, relazioni che non legano, che non chiedono nulla in cambio, ma che nascono tra la comida e il desajuno, fra una schitarrata e una chiacchierata.

Prima del 2 marzo anche noi eravamo di quelli che si scansavano, che acceleravano il passo, che li temevano, ma ora qualcosa è cambiato…con loro abbiamo scoperto che dietro agli odori c’è sempre qualcosa di più profondo, che dietro alla faccia sporca di polvere c’è sempre un uomo.

RolandoUn uomo che canta…per il mercato Luis Miguel, ma per noi di famiglia Rolando!

Oscar e Juan CarlosUn uomo che ti tiene in mente…il Don Oscar!

Un uomo che racconta, racconta e racconta…il Juan Carlos!

Don Luis e Don VictorUn uomo che schitarra…per gli amici Peru, per noi il Don Luis!

Un uomo che sorride, anche quando la pressione è alta…il Don Victor!

Questi sono i nostri cavalieri della strada…