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Hielo y Aventura!

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Quasi 6000 km in autobus sono quelli macinati in un mese in Argentina.

E dire che le premesse con il primo da Buenos Airesa Puerto Madryn non erano state delle migliori…dopo pochi minuti infatti eravamo già fermi sul ciglio della strada con una gomma posteriore in fiamme…che paura!

Puerto Madryn dicevamo, seconda tappa di questo sud America che così tanto ci ha affascinato. Una ridente cittadina, meta di tanti backpacker patagonici, per la sua baia oceanica con annesso un molo dicirca un chilometro che spadroneggia su un ondoso e ghiacciato mare azzurrissimo, dal quale da giugno a dicembre è possibile vedere la balena australe nel suo lungo viaggiare.

leoni di mareIn ritardo di un paio di mesi ci siamo dovuti accontentare di guardare con gli occhi meravigliati e curiosi i leoni di mare che si rilassano sulle rampe del molo per i pisolini pomeridiani.

Ad ospitarci, nuovamente la Comunità Papa Giovanni XXIII, che è stata chiamata quì per venire incontro alla sempre più crescente emergenza della tossicodipendenza. Come in Australia, una splendida famiglia ci ha accolto nel quotidiano, senza farci mancare, oltre ai loro quasi quindicennali racconti della loro precedente esperienza cilena, lezioni di falegnameria, pesca, cucina e orticultura.

Da quì ida y vuelta per El Calafate, nel profondo sud patagonico, dove la fine del mondo è davvero a poche ore e dove la natura assume aspetti incredibili, mai visti finora e che difficilmente potevamo immaginare. La Ruta 40 è l’apripista di un’avventura fatta di Ande, laghi turchesi, deserto e poi ghiacciai…ghiacciai che per estensione sono terzi solo ai famosi poli terrestri!

Ghiacciaio Perito MorenoIl cammino ci ha portato a tu per tu con il ghiacciaio Perito Moreno, 250 km quadrati (più grande dell’intera Buenos Aires) di ghiaccio bianco celeste, fatto di muri, creste e punte. Per circa due ore, abbiamo avuto la fortuna e provato l’emozione di viverlo da vicino, grazie a uno paio di ramponi e due guide davvero in stile Hi-Tech.

Pochi giorni purtroppo, ma sufficienti a vivere un’avventura indimenticabile!

Tornati alla nostra Madryn, ecco l’altro desiderio realizzarsi…un’escursione alla vicina Peninsula Valdes, anch’essa patrimonio Unesco dell’umanità, ci ha infatti dato l’occasione di stare faccia a faccia con una colonia di pinguini di Magellano…piccoli, buffi e impacciati…impossibile

pinguino di MagellanoPoi ancora leoni ed elefanti di mare ariempirne le coste, rischiando quotidianamente la vita a causa della presenza costante delle orche in questi mesi. E poi i guanaco, i famosi lama argentini, gli armadillos e tanto ancora…

Una terra speciale, ricca di una natura da perdere il fiato e fatta di una storia coinvolgente e persone accoglienti. Senza dubbio una delle mete più indovinate di questo lungo viaggio.

Queste righe le stiamo scrivendo dal bus che ci porterà a Santiago del Cile (anche se in netto ritardo!!! giusto 3 ore…), nuova tappa!

Zaino in spalla e mente bene aperta per cogliere tutto ciò che di nuovo ci aspetta…

Suerte!

Marco y Vero

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¡Intensamente Buenos Aires!

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Elegante, seducente, passionale, tangosegreta e a volte proibita, ma sempre capace di stupirti ad ogni angolo di strada tra i passi dei tangheri che puoi incontrare in ogni dove, i racconti dei nomadi commercianti delle piazze e le note di una fisarmonica spesso un po’ malinconica…il tutto avvolto dal profumo invitante e irresistibile della strafamosa carne argentina cotta ai ferri e dal passo caliente e sempre un po’ di fretta dei suoi cittadini.
In mezzo a tutto questo piacevole chiasso ci siamo sentiti di nuovo un po’ a casa, tra i panni alle finestre di Napoli, il familiare ciottolato dei vicoli romani, i caffè presi nel classico “bar sport”…un atmosfera per certi aspetti conosciuta ma unica nel suo presentarsi.  Per non parlare poi di quanti argentini abbiano origini italiane…Tantissimi!!!
Nei marciapiedi si possono scorgere volti giovani, sorridenti, accoglienti e volti di chi ha vissuto anche i momenti  meno floridi dell’Argentina. Ogni via è un amaro souvenir degl’anni oscuri dal 1976 al 1983.

Basta arrivare in Plaza de Mayo per vedere e sentire la sofferenza di madri che si son viste portare via i propri figli e che ancora oggi dal 1977 chiedono giustizia,chiedono nomi,chiedono di non essere dimenticate e di non dimenticare  la strage dei “Desaparecidos” e di tutto il male inflitto durante la dittatura di Messera, Agosti e Videla. manifesti malvinasSempre nella medesima piazza è  presente una postazione di reduci  che hanno combattuto la guerra per le isole “Malvinas”, uomini ingannati che hanno combattuto una guerra manipolata, architettata, fatta insorgere solo per distogliere l’attenzione dalla tortura a cui il paese era sottoposto ma che ha provocato un’infinità di morti e tanto rancore.
Dopo quasi 40 anni i segni di quel periodo parlano ancora ma non fanno parlare,la gente che allora non poteva esprimere i propri pensieri e ideali, fatica ancora a raccontare il passato, basta pensare che solo nelle scuole pubbliche, e solo in piccola parte tutto ciò viene citato, mentre nelle scuole private c’è ancora mutismo.
Ti fermi, scambi qualche parola con una signora incontrata per caso, chiedi qualche informazione in più, che vada oltre al solo aspetto turistico e subito il tono si abbassa. Ed è così che comprendi  l’immensa e inimmaginabile privazione che questo paese ha dovuto subire e del fantasma che ancora oggi aleggia.
La BocaIl nostro giro continua ma con qualcosa di diverso, gli edifici, le piazze i mercati e i vicoli ci appaiono diversamente.
San Telmo, il barrio del tango e delle sue strette stradine che confluiscono nel suo cuore, la plaza Dorrego dove mercanti e ballerini animano le sue serate.
La Recoleta  dove ad accoglierci inaspettatamente è la voce di un signore di circa un ottantina di anni, che esordisce dicendoci “bersaglieri entrate che la battaglia è vostra” per esortarci ad entrare al cimitero divenuto importante perché ospitante Evita Peron, un’icona e un’eroina per tutti.
La Boca con i suoi indimenticabili colori e i suoi artisti di strada, e poi ancora il più cosmopolita Palermo un mix moderno e tradizionale dove happy hour e boutique la fan da padrona.
Un paese che ha vissuto diverse ere, ultima delle quali la tremenda crisi del 2001, ma che nonostante tutto ha avuto il coraggio di alzare la testa e andare avanti, forse con ancora qualche silenzio di troppo, ma con un sacco di giovani lodevolmente rumorosi.
Noi cercheremo nel nostro piccolo di non essere da meno…questo è un pezzo di un articolo trovato su internet che crediamo possa portare indietro nel tempo per ascoltare e conoscere un pezzo di storia importante quanto altri ma purtroppo comunemente omesso e poco noto anche a noi italiani:

Dal 1989 è Estela Carlotto la presidente delle Abuelas de Plaza de Mayo. Sua figlia Laura poco prima di venire uccisa le ha rivelato di avere partorito uno splendido bambino che avrebbe voluto chiamare Guido. Riportiamo di seguito alcuni passi della commovente lettera che Estela Carlotto ha inviato al nipote, mai conosciuto, al momento del suo diciottesimo compleanno:
Caro Guido,
oggi che compi diciotto anni, voglio raccontarti cose che non sai ed esprimerti sentimenti che non conosci. I tuoi nonni appartengono a quella generazione che attribuisce a ogni data un valore speciale e particolare. La nascita di un nipote è una di queste date (…). Oggi stai festeggiando i tuoi diciotto anni sotto un altro nome, accanto a un uomo e una donna che non sono tuo padre e tua madre, ma i tuoi ladroni. Loro neppure immaginano che la tua mente custodisce le ninne nanne e le canzoncine che Laura ti sussurrava, sola nella prigione, mentre tu ti muovevi nel suo ventre. Un giorno ti sveglierai, scoprendo quanto tua mamma ti amò e come tutti noi ti vogliamo bene. (…). Ti sveglierai un giorno da questo incubo, nipote mio, e sarai libero.Con tanto amore, nonna Estela

tratto dall’articolo