I ragazzi sono in giro!

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L’idea di dover cambiare per l’ennesima volta lingua, cultura e abitudini, non solo ci aveva preoccupati, ma anche spaventati…sarà perché il ritorno è davvero ormai vicino, sarà perché l’esperienza in Cile, pur mettendoci a dura prova, ci ha lasciato tanto, sia in termini di vita che di rapporti.

Ma poi eccoci arrivati a New York City…la “Grande Mela”!

Zaini in spalla e via subito di autobus e metro fino a Washington Heights, quartiere a nord di Manhattan, dove essendo abitato prevalentemente da domenicani, la lingua madre è lo spagnolo, cosa che ci ha fatto sentire ancora un po’ nella nostra casa sud americana.

New York è capace di incantarti al primo sguardo, con i suoi interminabili palazzi, le sue luci sfavillanti e soprattutto la sua gente.

Times SquareGente giovane, sempre in movimento, rigorosamente a passo di musica, con auricolari attaccati ad un “iQualcosa” onnipresenti un po’ per caricarsi un po’ per evitare pazzi e discussioni.

Una città dove è difficile capire chi è turista e chi cittadino, poiché i nove milioni e più abitanti che la compongono provengono da ogni angolo del mondo.

E così ti ritrovi in un ristorante thailandese, a Little Italy, a parlare in inglese ad un’amica indiana…

Statua della Libertà

Vivere a New York è come premere play e iniziare la visione di un film, fatta dalla chiassosa Times Square o da una pennichella pomeridiana a Central Park, dallo shopping sulla 5th Avenue o da una partita a basket per le strade di Harlem, dall’emozione nell’attraversare per la prima volta il ponte di Brooklyn o dal vedere il tramonto illuminare di fuoco, il cielo e il mare dietro alla tanto conosciuta Statua della Libertà.

Ti senti davvero in un film, di cui però questa volta sei tu regista e protagonista, in cui ogni giorno sei l’autore di una nuova trama.

We ♥ New York!

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¡hasta luego!

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Abbiamo appena finito di fare gli zaini…..e ogni volta, questo comporta fare il punto della situazione, e questa volta farlo non è facile. Qui abbiamo trovato una famiglia, degli amici, persone con cui condividere non solo un pezzo di strada del nostro viaggio ma molto di più. Ed è proprio questo di più che rende ancora più faticoso il partire da qui. Ma ora, dopo aver salutato tutti, dopo la grande pizzata in “ capanna” con amici e caballeros, siamo pronti o comunque è arrivato il momento di andare. Il bilancio del Cile è assolutamente positivo, un periodo intenso fatto di tante sfide ma anche di tante sorprese. Da lunedì si cambia temperatura, lingua, paesaggio, cibo…..l’impatto sarà forte, ma ora siamo pronti ad affrontarlo, con l’immaginazione siamo già in mezzo ai grandi grattacieli o dentro alla metropolitana stipati come sardine…ma chissà come sarà veramente?!!!…Lunedì lo sapremo!

despedita

Ciao Cile, Ciao Compañeros…….Muchas gracias por todo!!!!

¡hasta luego!

Sole e pioggia…

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Carrellate di pensieri, parole che ci assaltano la mente nell’intento di dare una descrizione non superficiale ma profonda di questo Cile.

CordiglieraUn Cile per noi indimenticabile, per le persone incontrate, per la sua cordigliera che ogni giorno ci guarda…è davvero imponente…stupenda, e per la sua “Storia”. Una storia ripetuta in tutto il sud America ma noi l’abbiamo vista e ascoltata qui. Attraverso la visita del museo della memoria e del diritto umano, ci siamo potuti immergere per 4 ore in un’altra epoca, l’epoca della dittatura, l’epoca della destra o sinistra, l’epoca dei calpestatori dei diritti, della vita il tutto fatto in silenzio, l’epoca in cui era consentito esprimere una sola idea altrimenti magicamente si scompariva.

L’epoca in cui sono state torturate, e fatte scomparire migliaia e migliaia di persone, la maggior parte di 25-30 anni, universitari, musicisti e letterari, poi successivamente tra i 50 e i 60 anni, professionisti e gente semplice, accomunati tutti dalla medesima colpa di avere un’ideale contrario. Una sola politica, una sola idea, un solo partito…o dentro o fuori.

Il fuori consisteva nel fuori dal mondo, fuori da tutto ciò che è catalogabile come vita.

Abbiamo avuto la fortuna di poter incontrare persone che hanno vissuto l’incubo del golpe, in primis i nostri cavalieri della strada, poi un ragazzo con un coraggio da vendere e tanti peli sullo stomaco, che un giorno stanco di vedere ha deciso di agire, ed è arrivato fino a New York per denunciare il Cile, il suo paese, la sua patria,che ancora oggi non tutela e rispetta i diritti umani, perché ancora oggi c’è chi muore di fame, chi non ha un tetto sotto il quale riposare,chi viene emarginato,chi non ha diritto ad una cultura, chi ha voce ma non può parlare. Si, purtroppo dentro alle bellezze del Cile c’è anche tutto questo. La cosa più incredibile, è che chi non ha ricevuto un istruzione, ragazzi di 30 anni, non sanno niente di tutto, oppure hanno una visione assolutamente distorta di tutto quello che i loro genitori i loro coetanei hanno dovuto sopportare. Villa GrimaldiIeri sera parlavo con una signora sulla sessantina, gli stavo raccontando della nostra visita a Villa Grimaldi, centro di tortura e assassinio di migliaia di persone, situata sulla strada principale del nostro quartiere, con porte aperte a chiunque, e con ingresso libero dove almeno una volta all’anno fanno una commemorazione di chi c’era e c’è ancora, di chi ha sopportato e di chi oggi non c’è più. Mentre le parlavo mi ha guardata dicendomi, “io non ci sono mai stata”, e come lei tanti altri uomini e donne, ragazzi e ragazze che forse ne conoscono solo il nome e niente di più. Perché? Non per ignorare o dimenticare ma semplicemente perché nessuno li ha mai resi consapevoli, attraverso la trasmissione di saperi e valori, delle loro radici e dei loro trascorsi.

Ancora oggi, l’importanza della leva militare è predominante sull’importanza di favorire una coscienza sociale che promuove la scelta di una risoluzione dei problemi perpetrata non con armi e violenza ma con parole e cuore, perché il dialogo o il confronto reciproco non siano visti come un indottrinamento ma come uno scambio di pensieri, punti di vista volti ad un arricchimento comune.

Negli anni 70 per molti era impossibile vedere e sentire ma oggi, nel 2012, le bende dagli occhi sono state tolte e il ricordo non deve essere solo sofferenza ma uno stimolo che spinge a conoscere, sapere, abolire e promuovere, oggi chi vuole può ascoltare anche le voci di chi ha vissuto in silenzio, tutto è possibile ma bisogna volerlo e favorirlo in un ottica comunitaria.

Tutto nero di catrame…

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…Il  quotidiano doveva prendere forma, per questo motivo le ultime settimane sono state di silenzio stampa….Ma ora ci siamo…Eccoci a Santiago del Cile, ospiti ancora una volta della Comunità Papa Giovanni XXIII che continua a farci un po’ da “famiglia” in giro per il mondo.

Casa di fraternità SantiagoPeñalolén, Rio Claro, un quartiere “anomalo” nella periferia della grande città…noi viviamo qui, a un passo dalla cordigliera, nella casa di fraternità della comunità, una casa che di sera diventa anche un po’ la casa di altri.

Gli altri sono quegli uomini che tutti incrociano almeno una volta nella vita, uomini a cui non piace la comodità, che riposano sull’asfalto, che d’inverno e d’estate si scaldano con litri di vino scadente, uomini che emanano un cattivo odore, che spesso evitiamo perché ci schifano o ci fanno paura…sono loro, i nostri cavalieri della strada che ogni sera bussano alla porta della “capanna cilena” per consumare un pasto caldo in compagnia, per ripulirsi un po’ dagli odori e dai segni che la strada gli lascia, per sentirsi un po’ più uomini e un po’ meno “barboni”, perché qui, nella casa di Rio Claro, c’è chi non ha paura di loro, chi non si scansa a causa dell’odore, chi li guarda, li considera e li accoglie come uomini veri! Anche quando Dr. Jekill si trsaforma all’improvviso in Mr. Hyde, defecando nella doccia o urinando fuori dal letto…in quei momenti in cui la voglia di cacciarli e urlargli prende forza, ma dove  un  loro sguardo basta per renderti conto che puoi solo prendere secchio e mocio e pulire insieme a loro…

In prevalenza sono uomini, tra i 50 e i 65, quasi tutti fortemente dipendenti dall’alcol, per loro una “cattiva compagnia” che li ha resi e tuttora li rende schiavi di se stessi e padroni di niente, nemmeno delle proprie azioni. La maggior parte di loro ha famiglia, mogli, figli, nipoti e mamme, che però non vedono da tempo, ai quali non possono avvicinarsi a causa delle loro male abitudini.

Qui non trovano solo un tetto sotto cui rifugiarsi, un piatto di zuppa, una doccia e un letto sul quale riposare tranquilli prima di ripartire, qui tra gente che va e gente che viene si instaurano relazioni, relazioni che non legano, che non chiedono nulla in cambio, ma che nascono tra la comida e il desajuno, fra una schitarrata e una chiacchierata.

Prima del 2 marzo anche noi eravamo di quelli che si scansavano, che acceleravano il passo, che li temevano, ma ora qualcosa è cambiato…con loro abbiamo scoperto che dietro agli odori c’è sempre qualcosa di più profondo, che dietro alla faccia sporca di polvere c’è sempre un uomo.

RolandoUn uomo che canta…per il mercato Luis Miguel, ma per noi di famiglia Rolando!

Oscar e Juan CarlosUn uomo che ti tiene in mente…il Don Oscar!

Un uomo che racconta, racconta e racconta…il Juan Carlos!

Don Luis e Don VictorUn uomo che schitarra…per gli amici Peru, per noi il Don Luis!

Un uomo che sorride, anche quando la pressione è alta…il Don Victor!

Questi sono i nostri cavalieri della strada…

Hielo y Aventura!

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Quasi 6000 km in autobus sono quelli macinati in un mese in Argentina.

E dire che le premesse con il primo da Buenos Airesa Puerto Madryn non erano state delle migliori…dopo pochi minuti infatti eravamo già fermi sul ciglio della strada con una gomma posteriore in fiamme…che paura!

Puerto Madryn dicevamo, seconda tappa di questo sud America che così tanto ci ha affascinato. Una ridente cittadina, meta di tanti backpacker patagonici, per la sua baia oceanica con annesso un molo dicirca un chilometro che spadroneggia su un ondoso e ghiacciato mare azzurrissimo, dal quale da giugno a dicembre è possibile vedere la balena australe nel suo lungo viaggiare.

leoni di mareIn ritardo di un paio di mesi ci siamo dovuti accontentare di guardare con gli occhi meravigliati e curiosi i leoni di mare che si rilassano sulle rampe del molo per i pisolini pomeridiani.

Ad ospitarci, nuovamente la Comunità Papa Giovanni XXIII, che è stata chiamata quì per venire incontro alla sempre più crescente emergenza della tossicodipendenza. Come in Australia, una splendida famiglia ci ha accolto nel quotidiano, senza farci mancare, oltre ai loro quasi quindicennali racconti della loro precedente esperienza cilena, lezioni di falegnameria, pesca, cucina e orticultura.

Da quì ida y vuelta per El Calafate, nel profondo sud patagonico, dove la fine del mondo è davvero a poche ore e dove la natura assume aspetti incredibili, mai visti finora e che difficilmente potevamo immaginare. La Ruta 40 è l’apripista di un’avventura fatta di Ande, laghi turchesi, deserto e poi ghiacciai…ghiacciai che per estensione sono terzi solo ai famosi poli terrestri!

Ghiacciaio Perito MorenoIl cammino ci ha portato a tu per tu con il ghiacciaio Perito Moreno, 250 km quadrati (più grande dell’intera Buenos Aires) di ghiaccio bianco celeste, fatto di muri, creste e punte. Per circa due ore, abbiamo avuto la fortuna e provato l’emozione di viverlo da vicino, grazie a uno paio di ramponi e due guide davvero in stile Hi-Tech.

Pochi giorni purtroppo, ma sufficienti a vivere un’avventura indimenticabile!

Tornati alla nostra Madryn, ecco l’altro desiderio realizzarsi…un’escursione alla vicina Peninsula Valdes, anch’essa patrimonio Unesco dell’umanità, ci ha infatti dato l’occasione di stare faccia a faccia con una colonia di pinguini di Magellano…piccoli, buffi e impacciati…impossibile

pinguino di MagellanoPoi ancora leoni ed elefanti di mare ariempirne le coste, rischiando quotidianamente la vita a causa della presenza costante delle orche in questi mesi. E poi i guanaco, i famosi lama argentini, gli armadillos e tanto ancora…

Una terra speciale, ricca di una natura da perdere il fiato e fatta di una storia coinvolgente e persone accoglienti. Senza dubbio una delle mete più indovinate di questo lungo viaggio.

Queste righe le stiamo scrivendo dal bus che ci porterà a Santiago del Cile (anche se in netto ritardo!!! giusto 3 ore…), nuova tappa!

Zaino in spalla e mente bene aperta per cogliere tutto ciò che di nuovo ci aspetta…

Suerte!

Marco y Vero

¡Intensamente Buenos Aires!

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Elegante, seducente, passionale, tangosegreta e a volte proibita, ma sempre capace di stupirti ad ogni angolo di strada tra i passi dei tangheri che puoi incontrare in ogni dove, i racconti dei nomadi commercianti delle piazze e le note di una fisarmonica spesso un po’ malinconica…il tutto avvolto dal profumo invitante e irresistibile della strafamosa carne argentina cotta ai ferri e dal passo caliente e sempre un po’ di fretta dei suoi cittadini.
In mezzo a tutto questo piacevole chiasso ci siamo sentiti di nuovo un po’ a casa, tra i panni alle finestre di Napoli, il familiare ciottolato dei vicoli romani, i caffè presi nel classico “bar sport”…un atmosfera per certi aspetti conosciuta ma unica nel suo presentarsi.  Per non parlare poi di quanti argentini abbiano origini italiane…Tantissimi!!!
Nei marciapiedi si possono scorgere volti giovani, sorridenti, accoglienti e volti di chi ha vissuto anche i momenti  meno floridi dell’Argentina. Ogni via è un amaro souvenir degl’anni oscuri dal 1976 al 1983.

Basta arrivare in Plaza de Mayo per vedere e sentire la sofferenza di madri che si son viste portare via i propri figli e che ancora oggi dal 1977 chiedono giustizia,chiedono nomi,chiedono di non essere dimenticate e di non dimenticare  la strage dei “Desaparecidos” e di tutto il male inflitto durante la dittatura di Messera, Agosti e Videla. manifesti malvinasSempre nella medesima piazza è  presente una postazione di reduci  che hanno combattuto la guerra per le isole “Malvinas”, uomini ingannati che hanno combattuto una guerra manipolata, architettata, fatta insorgere solo per distogliere l’attenzione dalla tortura a cui il paese era sottoposto ma che ha provocato un’infinità di morti e tanto rancore.
Dopo quasi 40 anni i segni di quel periodo parlano ancora ma non fanno parlare,la gente che allora non poteva esprimere i propri pensieri e ideali, fatica ancora a raccontare il passato, basta pensare che solo nelle scuole pubbliche, e solo in piccola parte tutto ciò viene citato, mentre nelle scuole private c’è ancora mutismo.
Ti fermi, scambi qualche parola con una signora incontrata per caso, chiedi qualche informazione in più, che vada oltre al solo aspetto turistico e subito il tono si abbassa. Ed è così che comprendi  l’immensa e inimmaginabile privazione che questo paese ha dovuto subire e del fantasma che ancora oggi aleggia.
La BocaIl nostro giro continua ma con qualcosa di diverso, gli edifici, le piazze i mercati e i vicoli ci appaiono diversamente.
San Telmo, il barrio del tango e delle sue strette stradine che confluiscono nel suo cuore, la plaza Dorrego dove mercanti e ballerini animano le sue serate.
La Recoleta  dove ad accoglierci inaspettatamente è la voce di un signore di circa un ottantina di anni, che esordisce dicendoci “bersaglieri entrate che la battaglia è vostra” per esortarci ad entrare al cimitero divenuto importante perché ospitante Evita Peron, un’icona e un’eroina per tutti.
La Boca con i suoi indimenticabili colori e i suoi artisti di strada, e poi ancora il più cosmopolita Palermo un mix moderno e tradizionale dove happy hour e boutique la fan da padrona.
Un paese che ha vissuto diverse ere, ultima delle quali la tremenda crisi del 2001, ma che nonostante tutto ha avuto il coraggio di alzare la testa e andare avanti, forse con ancora qualche silenzio di troppo, ma con un sacco di giovani lodevolmente rumorosi.
Noi cercheremo nel nostro piccolo di non essere da meno…questo è un pezzo di un articolo trovato su internet che crediamo possa portare indietro nel tempo per ascoltare e conoscere un pezzo di storia importante quanto altri ma purtroppo comunemente omesso e poco noto anche a noi italiani:

Dal 1989 è Estela Carlotto la presidente delle Abuelas de Plaza de Mayo. Sua figlia Laura poco prima di venire uccisa le ha rivelato di avere partorito uno splendido bambino che avrebbe voluto chiamare Guido. Riportiamo di seguito alcuni passi della commovente lettera che Estela Carlotto ha inviato al nipote, mai conosciuto, al momento del suo diciottesimo compleanno:
Caro Guido,
oggi che compi diciotto anni, voglio raccontarti cose che non sai ed esprimerti sentimenti che non conosci. I tuoi nonni appartengono a quella generazione che attribuisce a ogni data un valore speciale e particolare. La nascita di un nipote è una di queste date (…). Oggi stai festeggiando i tuoi diciotto anni sotto un altro nome, accanto a un uomo e una donna che non sono tuo padre e tua madre, ma i tuoi ladroni. Loro neppure immaginano che la tua mente custodisce le ninne nanne e le canzoncine che Laura ti sussurrava, sola nella prigione, mentre tu ti muovevi nel suo ventre. Un giorno ti sveglierai, scoprendo quanto tua mamma ti amò e come tutti noi ti vogliamo bene. (…). Ti sveglierai un giorno da questo incubo, nipote mio, e sarai libero.Con tanto amore, nonna Estela

tratto dall’articolo

Tu si…tu no…

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Arrivati a Auckland, in Nuova Zelanda, per lo stop previsto da Aerolinas Argentina, approfittiamo della nostra mezzoretta prima della ripartenza per il consueto giro turistico dell’aeroporto.
Fatta l’ora, ci dirigiamo al gate e si riparte.
Dopo averci imbarcati tutti e averci preparati per il decollo, ci informano di aver riscontrato un problema al motore a cui in un’oretta avrebbero posto rimedio, perciò siamo nuovamente scesi e tornati al gate. Aerolineas ha offerto la cena a tutti e nel frattempo altro che oretta, si è fatta mezzanotte e finalmente qualcuno si è fatto vivo dicendoci che purtroppo il problema era più serio del previsto e che quindi ci avrebbero collocati tutti per la notte in un albergo…ad eccezione fatta per tutte le persone provenienti da Colombia, Paraguay, Uruguay e Bolivia in quanto lo stato della Nuova Zelanda non sancisce per loro nessun tipo di visto provvisorio…
Ed è così che mentre noi abbiamo passato le 24 ore successive (e quelle successive ancora!) in un hotel assolutamente al di sopra del nostro standard, queste persone tra cui anziani, una donna incinta e bambini hanno passato le stesse ore seduti o stesi su scomode sedie dell’aeroporto…
Ma è possibile che ancora oggi, nel 2012, un paese possa ancora decidere di chiudere completamente le porte a cittadini di altri paesi , dimenticandosi che prima di tutto sono persone, umane e cittadini del mondo proprio come loro????? Tutti i discorsi di tutela, di mantenimento della sicurezza del paese sono assolutamente futili, incoerenti e incomprensibili se espressi in forma discriminatoria andando poi calpestare  i concetti di umanità e uguaglianza. A maggior ragione in casi di emergenza come questo, in cui queste persone si sono ritrovate involontariamente alla loro porta, non per loro scelta. Di fronte a questa grande mancanza di rispetto non esistono statistiche o informazioni giornalistiche che possano giustificare un tale gesto…come al solito è facile farsi promotori di democrazia a casa degli altri, meno all’interno delle proprie mura…
AucklandMa tornando a noi, questo imprevisto al motore ci ha dato l’occasione innanzitutto di poter visitare anche solo per un giorno questa città, ma innanzitutto di stringere inaspettate amicizie con giovani e non di Buenos Aires, che ci hanno mentalmente trasportato già per le strade caotiche e piene di vita della loro città grazie ai loro racconti e ai loro modi di fare, finalmente più vicini ai nostri rispetto ai più anglosassoni australiani!
Che dire…grazie a tutti i compañeros del gruppo vacanze per caso Aerolineas Argentinas!